Archittura - Museo Diocesano di Nicotera

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Archittura

Museo
 
 
Il museo diocesano provinciale di Nicotera  sorto sotto l’episcopato di mons. Vincenzo De Chiara (1973-1979), al tempo Amministratore Apostolico della diocesi di Nicotera , ad iniziativa di Natale Pagano, in quel periodo Assessore Comunale ai Beni Culturali ed al Turismo ma già Presidente diocesano della locale FUCI, è stato ubicato in quattro locali , lato ovest,  del trecentesco  Palazzo Vescovile della stessa Città. Per la istituzione del Museo un ruolo determinante è stato svolto dall’allora Vicario Generale della Diocesi, mons. Salavtore Belluomo, che molto si è attivato acchè il Pagano  procedesse nell’opera di recupera e salvaguardia dell’ingente patrimonio storico artistico,  in quel tempo negletto ed abbandonato ed alla mercè oltre che dei soliti “benemeriti personaggi locali”, anche e soprattutto, dei numerosi antiquari, specialmente tarantini, che imperversavano non solo a Nicotera ma anche nel vasto comprensorio diocesano facendo incetta di tutto per pochi spiccioli. Ed è proprio di questa “collaborazione clericale antiquariato” che una grandissima parte di reperti è stata involata. Cito ad esempio i preziosi e pregevoli candelabri lignei di Domenico Barillaro di Serra, decorati a foglia d’oro, del 1704, i grandi lampadari a gocce di cristallo della chiesa cattedrale, le canne di piombo e tutto l’apparato meccanico del monumentale organo musicale del vescovo Vaccari e del vescovo De Simone, il bacolo di argento del vescovo Gennaro Mattei, l’ostensorio dell’’arte napoletana del secolo XVIII dlla chiesa Cattedrale, tele, mobili  parati etc. un elenco interminabile di reperti anche bibliografici di cui se ne piange la perdita. E’ grazie all’intervento del Pagano e del Belluomo che quel che restava di tanto patrimonio rimanesse a Nicotera ben custodito e conservato. Ricordo che la Sala della Fuci con alcuni attigui locali divennero depositi permanenti di tanto materiale. Purtroppo a questo fervore subentrò la presa di posizione di alcuni che fecero di tutto per evitare , senza riuscirci, però, che il Pagano agisse indisturbato in questa opera di recupero; ad onor del vero devo dire che  questo lavoro era dettato soltanto ed unicamente dalla volontà di salvare e custodire quanto era alla mercè di tutti; l’idea del museo non c’era ancora . Nel 1972, dopo aver accumulato tanti tesori artistici, si affacciò l’idea del Museo. Ne parlai con Belluomo che conscio e consapevole  della bontà dell’idea, approfittando del mio ruolo di Assessore comunale, ne parlò coll’Amministratore Apostolico mons. Vincenzo De Chiara fissando, altresi,  un appuntamento che, puntualmente, si svolse nel solito salone dell’Episcopio. A mons. De Chiara esposi la mia idea e ne chiesi l’autorizzazione e l’utilizzo dei locali necessari; la sua risposta immediata è stata :” accetto l’idea del Museo ad una sola condizione “antifurto prima , museo dopo”, come locali “avrete l’ala ovest dell’episcopio stesso.” In quel momento era nato il Museo diocesano di Nicotera ! Segui dopo alcuni giorni l’autorizzazione ufficiale e scritta a me diretta; dopo di chè è stato tutto un movimento per trovare i finanziamenti che vennero dalla Regione Calabria su interessamento del Consigliere regionale Rosarino Chiriano che avevo incontrato a Tropea per un incontro su don Francesco Mottola. L’inaugurazione ufficiale avvenne il 26 agosto 1975. Dopo di che è stato tutto un insieme di iniziative volte  alla sistemazione e valorizzazione dello stesso Museo che, date le particolarità nuove delle sue raccolte cresceva in considerazione in campo e nazionale e internazionale. E’ stato mons. Vescovo Domenico Cortese ad ingrandirlo su pressione del Pagano  suo stretto collaboratore nonché direttore diocesano e dell’Ufficio Tecnico e dei Beni Culturali per oltre un ventennio, per cui dalle quattro stanze,iniziali si è passati all’intero complesso monumentale del Pazzo Vescovile e del Seminario diocesano, improvvisamente e per cause tuttora sconosciute abbandonato dal Comune di Nicotera..
              L’edificio in cui è ubicato il Museo è stato costruito nel 1346 dalla nobile Margherita Pellizza di Nicotera proprio sulle mura cittadine ed attiguo alla Porta più importante d’ingresso alla città stessa detta di Santa Caterina . Margherita Pellizza che era andata in sposa a Goffredo Orsoleone  di Benevento, capitano del conte di Squillace  “aveva legato l’usufrutto dei suoi beni, con testamento del 1386 rogato a Nicotera  dal notaio Bernardo Striverio di Squillace a 26  novembre 1386” stabili  che nel suo fondo, attiguo al palazzo che lasciava ai frati Celestini da utilizzare come “monastero di quell’ordine dedicato alla SS.Trinita” dopo la sua morte e di quella di suo marito, venisse costruita una chiesa dedicata a santa Caterina di Alessandria. Nel convento vi dovevano dimorare due sacerdoti “ in nulla dipendendo dai celestini di Terranova, ed i medesimi celebrassero le messe ed i divini uffizi per la di lei anima, e per le Anime di suo marito e dei suoi genitori.” Ottenne, pure, da papa Bonifacio IX  in luglio 1402 un Breve per far godere indulgenza a chi visitasse la chiesa in quel tempo in fabrica sta scritto: Cupientes igitur, ut ecclesia prioratus Sanctae Trinitatis Nicoteren  ordinis coelestinorum secundum instituta beati Petri confessoris, quem dilectus  filius nobilis vir Goffredus  de Ursileone miles beneventanus , et dilecta in Christo filia nobilis  mulier Margarita  de Pellitiis  eius uxor  de bonis eis  a Deo collatis , canonice construi et edificare facere inceperunt, illumque quantum eis possibile fuit  sufficienter dotarunt. Il convento,quindi, era diviso dalla chiesa , da una piccola strada in acciottolato tuttora esistente. La chiesa venne distrutta dal terremoto del 1783; della sua architettura vi rimangono degli arredi urbani , validamente decorati in arenaria, oggi, collocati “sotto la Lamia cittadina”. Il “monastero, invece, sul finire del secolo XVIII, in seguito all’abbandono dei frati, venne acquistato dal vescovo di Nicotera mons. Vincenzo Giuseppe Marra che lo utilizzò come Episcopio, essendo  andato distrutto sempre col terremoto del 1783 l’antico Palazzo Episcopale. Della conformazione strutturale interna di questo monastero vi rimane  soltanto  il piccolo chiostro e la scala d’onore con gradoni bombati in pietra granitica locale di coloro grigia, detta “pietra viva data la conformazione granulare, entrambi ristrutturati  sul finire del secolo XVIII. L’esterno dopo i lavori di restauro dell’anno 2000 è stato restituito all’aspetto originario col ripristino della architettura detta “ a scaglia scoperta non listata.”Trattasi, quindi di un maestoso, solenne e monumentale complesso architettonico  la cui tipologia stilistica propria e tipica di queste contrade, sapientemente mette in evidenza le capacità esecutive e progettuali di una classe artigianale di enorme peso e valenza. E’ un complesso monumentale che, nonostante il peso degli anni , mostra ancora i segni di un passato artigianale eccezionale e da vero manuale artistico. La sua ubicazione, poi, con accanto gli altri due edifici monumentale della chiesa cattedrale del Sintes, e del castello normanno svevo angioino aragonese, anch’esso ristrutturato da Ermenegildo Sintes, allievo del Vanvitelli, rappresenta e costituisce un polo architettonico monumentale di eccezionale  solennità e bellezza. In questo insieme di edifici monumentali il visitatore si proietta in un contesto ambientale certamente medioevale di chiara matrice tosco-umbro-marchigiana con degli addentellati tipologico stilistici nell’arte cinquecentesca romana. In nessun altro centro storico calabrese è dato godere di tanta solennità e bellezza architettonica, fortunatamente ancora integra nelle sue peculiarità stilistiche ed esecutive, nonché l’infinita spazialità che il Mar Nostrum ti offre in questo tripudio di arte e natura. Grazie appunto al vasto orizzonte  ed al panorama che da queste terrazze  è dato ammirare è possibile cogliere in un unico abbraccio, in una visione mezzafiato, lo Stromboli sempre fumante, la barriera delle Isole Eolie, il porto di Milazzo e più giù Capo d’Orlando per poi raggiungere lo stretto di Messina dominato dall’innevata cima dell’Etna anch’essa fumante, il tutto, ancora, connotato dalle ultime propaggini dell’Appennino Meridionale detto Aspromonte che si  buttano nelle acque marine del mare Ionio nelle cui vicinanze corre il 38° parallelo. Da questi balconi, ancora è possibile godere  l’incanto dell’ubertosa pianura di Ravello con i villaggi turistici internazionali, la mitica scogliera nelle cui acque giace sprofondato dal 1783 il porto greco di Medma, madrepatria di Nicotera, anch’esso sovrastato dalla cava granitica greco romana i cui manufatti partivano dal sottostante porto per la costruzione di templi e complessi monumentali delle più importanti città del tempo. Su queste acque dove le mitiche gesta  degli antichi progenitori greci armoniosamente si sposano con la storia romana nelle cui acque Roma scrisse pagine importanti che diedero origine al cambiamento del nome della città da Medma in Nicotera, “città virroriosa” ed all’arrivo degli Apostoli che qui con san Paolo, san Pietro ed al Protomartire santo Stefano NIceno propagarono il Credo Cattolico dando vita nell’anno 65 d.C. alla nascita della diocesi di Nicotera. Nel corso degli ultimi  lavori di restauro i progettisti e gli esecutori  di questo importante edificio monumentale fecero si che tutti gli arredi urbani in ferro e granito trovassero la loro originaria collocazione senza nulla aggiungere e senza nulla compromettere nel rispetto della iniziale architettura, ripristinando ancora quanto in precedenza era stato eliminato o compromesso. Persino la piccola campana in bronzo con ferrea armatura che, nei secoli andati, dall’alto della loggia centrale con i suoi lenti rintocchi “chiamava” monaci, vescovi e seminaristi che si trovavano nel giardino sottostante a fare ritorno alle loro occupazioni dopo la  prescritta pausa di riposo quotidiano. Trattasi, quindi,  di elementi decorativi che, oltre ad attestare e testimoniare con la loro perfetta esecuzione la bravura dell’artigianato locale, allora fiorentissimo in tutti i settori dell’arte, anche a riferirci l’uso per il quale erano stati concepiti e messi in opera . Perfetto, alto, e solenne nella sua postura oltre che nella bellezza esecutiva a punta di diamante il portale centrale con la sua splendida chiave di volta a grosse foglie d’acanto rappresenta un monumento nel monumento e suggella con la sua eccezionale tecnica progettuale ed esecutiva un artigianato seicentesco di non facile emulazione. E’ quindi un complesso monumentale di enormi proporzioni che da Piazza Duomo raggiunge  la retrostante Piazza che con la sua solennità e maestosità proietta il Museo diocesano provinciale di Nicotera ai vertici dell’architettura Meridione  da vero manuale di arte . In questo pregevole contenitore le collezioni e le raccolte di arte che vanno dall’età, protostorica e greco romana ai giorni nostri ivi disseminate nei suoi ventinove sale, saloni , salette e corridoi , nel contesto della artistica, preziosità ed unicità, avessero la loro giusta collocazione e valorizzazione. Di tutto ciò oltre a rendere grazie alla Vergine Maria Assunta in Cielo ed a San Giuseppe Protettori e Custodi di questa Città e Diocesi, un merito particolare va anche a tutti coloro che con amore, con tanto amore e disinteresse si sono prodigati per mantenere in vita questa  importante e preziosa Struttura Museale che è e rimane il vanto dell’intera Diocesi di Mileto Nicotera Tropea con in primis il vescovo Mons. Luigi Renzo che nel proseguire l’opera dei suoi Predecessori  continua a valorizzarla e mantenerla in vita nella sua unità e nella sua molteplice complessità, conscio e convinto che una simile istituzione, completa nelle sue multiformi ramificazioni scientifiche deve continuare a glorificare per l’avvenire ancora il Signore che da queste contrade i Suoi Apostoli procedettero dal sud verso il nord ad annunziare il Suo Messaggio Apostolico. In questa fuga di saloni, sale, saloncini e corridoi, in cui le collezioni e le raccolte nelle loro variegate e diversificate connotazione e caratterizzazione, parlano di arte, storia, pietà popolare,mistero, antropologia, letteratura ed in particolare di Dio e delle liturgie, documentate e rese credibili dai vasti corredi bibliografici, pergamenacei, manoscritti che, per forza di cose devono restare un tutt’uno con tutto l’insieme qui esposto e conservato. Tutto in questo polo museale diocesano è stato scientificamente ed organicamente inventariato, catalogato ed anche informatizzato affinchè anche ogni piccolo oggetto possa continuare ad esistere nel futuro come ha fatto finora. Qui tutto è stato fatto con amore e sarà l’amore che continuerà a farlo continuare a vivere! soltanto l’amore poteva rendere possibile queste realizzazioni.
 
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