Presentazione - Museo Diocesano di Nicotera

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PRESENTAZIONE SALE

Onde meglio capire il messaggio che contengono ed offrono le raccolte esposte nel Museo Diocesano di Arte Sacra di Nicotera che dal 26 di agosto del 1975 è aperto al pubblico,e, regolarmente funzionante, è necessario conoscere, seppure brevemente e per sommi capi, la storia della Città e della sua Chiesa diocesana della quale sono parte integrante e determinante del suo passato storico-artistico-pastorale sin dal suo nascere e divenire nel tempo a cominciare dai primordi dell’Evo Apostolico. Nell’anno 65 d.C. Santo Stefano Niceno Protomartire e Vescovo di Reggio ,stando alla tradizione orale, su mandato di San Paolo, impose le mani sul primo Vescovo della Città, di nome Niceforo. Ci troviamo, quindi, in una Località che ha alle spalle tremila anni di grande storia, a cominciare dalla Colonia Magnogreca Medma, fiorita nel VII-VIII secolo A.C., che ha dato origine al suo divenire nel tempo e della quale è erede diretta e legittima, andata distrutta, pare, nel corso delle guerre annibaliche. Gli scampati all’eccidio rifugiatisi sulle colline circostanti e del vasto hinterland diedero origine a diversissimi centri disseminati nell’intero comprensorio. Dopo di che, in questo territorio, vi troviamo il vuoto. Ma nell’ Itinerario di Antonino Pio nell’anno 130 a.C. risulta presente un nuovo Centro segnato col nome non più di Medma ma di Nicotera. Di tutta questa grande storia, purtroppo, fino al momento, dato che mai sono stati effettuati scavi sistematici sul terreno, per motivi incomprensibili, ma, che sono, poi, i tanti misteri delle vicende umane legati al territorio stesso ed ai funzionari che hanno gestito il potere, mancano documenti architettonici probatori, per cui, il tutto rimane avvolto nel mistero , nel silenzio e nell’oblio; unico dato positivo sono le poche e scarne notizie dei testi classici a cominciare da Ecateo tramandateci da Stefano Bizantino e tutti gli altri corroborati, ancora, dalla tradizione orale che non si può negare o annullare, altrimenti non avremmo storia. Documentatamente si sa che Medma era dotata di un grande porto costruito dal mago di tali opere ,Apollonio da Tiara, che era ubicato nella Marina di Nicotera  e caratterizzata da un “Emporium celebre”, a detta di Strabone; questo porto era ritenuto la “porta da e per l’Oriente” anche perché da qui passava la strada consolare Popilia che univa Capua a Reggio. Il porto andò distrutto col terremoto del 1783; in quel tragico evento, il suo molo foraneo sprofondò nella cosiddetta Fossa di Sant’Antonio, e lì, ancora, si trova ben visibile ai sub come è stato dimostrato negli anni trenta del sec. XX da una Commissione ministeriale. “Statio marittima e terrestre” di enorme importanza per l’intero comprensorio fece crescere e prosperare economicamente la Città in virtù anche della Cava granitica Greco-Romana[1] ubicata sulla sovrastante collina i cui manufatti venivano esportati via mare in tutto il mondo allora conosciuto. Grazie a questo suo status di città ricca e potente è stata sempre oggetto di assalti e saccheggi da parte delle orde barbariche e dei saraceni d’Africa. Costoro nell’anno 884 secondo alcuni e nel 902 secondo altri rasero al suolo la Nicotera romana. Nel corso di questo assalto il suo Vescovo Cesareo, fatto prigioniero, per non aver voluto rinnegare la sua Fede, è stato legato a coda di cavallo e trascinato per l’intero perimetro delle sue mura subendo atroce martirio. La chiesa Lo ricorda col nome di Beato Cesareo. Gli abitanti sfuggiti al massacro si sono dispersi, ancora una volta, sulle colline circostanti dando origine a nuovi centri per cui essa non è stata più ricostruita. Nicotera è un termine greco formato da Niche (vittoria) e teros (portento), quindi vittoria eccezionale. Attorno a questa vittoria  vi ruotano tante leggende. Le due più accreditate sono: una che vuole la conversione al nuovo Credo della popolazione medmea al passaggio di San Paolo mentre era condotto prigioniero a Roma per essere giudicato da quelle Autorità nell’anno 61 d.C. , pare che, in quella occasione, la nave sulla quale era imbarcato fece sosta nel porto medmeo,e, qui abbia parlato alla folla che si era  radunata riuscendo a convertirla al Credo di Cristo. L’altra, storicamente la più valida, è quella relativa alla prima vittoria navale conseguita dai Romani sconfiggendo in queste acque i Cartaginesi nell’anno 234 a.C. E siccome era la prima vittoria che essi conseguivano  in mare ,Salvidieno Console, comandante della stessa flotta, per perpetuare il ricordo di questo straordinario avvenimento decise di cambiare il nome alla Città nelle cui acque si era disputata e vinta la battaglia , appellandola appunto Nicotera, “vittoria eccezionale.” La Città in cui ci troviamo è la terza Nicotera,  che è stata voluta dai  Normanni nel 1065 da Roberto il Guiscardo al tempo in cui era alla ricerca di un approdo marittimo al fine di spostarsi celermente ,da Mileto sede della contea calabra nella vicina Sicilia, dove erano in corso operazioni militari per la cacciata degli Arabi dall’Isola per restituirla al Pontefice dopo novecento anni di sottomissione al credo musulmano nel rispetto dell’accordo stipulato a Melfi nel 1059. Qui pervenuto, Roberto, rimase attratto dal porto che era ancora efficiente,dalla presenza della strada consolare Popilia, dalla mitezza del clima, dall’emporium celebre e dagli insediamenti ellenistico-bizantini della sovrastante collina per cui decise la loro ristrutturazione e ripopolamento  cogli abitanti di Policastro che aveva da poco distrutto. La Città essendo, poi, passata in eredità al Gran Conte Ruggero, questi,  la dichiarò “ città regia e demaniale” e vi trasferì i “praedia regis” e “ la domus regia”. Federico II nel riconfermarla città regia e demaniale dichiara il porto di Nicotera struttura per la riparazione e la costruzione della flotta imperiale unitamente a quello di Brindisi; il legname necessario perveniva via fiume Mesina all’epoca navigabile dallo Stato di Arena. Fa,inoltre , venire gli Ebrei per i quali costruisce la Giudecca tuttora esistente cui affida l’attività creditizia cittadina. Con essi si sviluppa un commercio floridissimo data la allevamento del baco da seta  e tutto il processo consequenziale per avere il prodotto finito.  Indi è tutto un crescendo di importanza strategica, militare, politica e soprattutto religiosa grazie al suo seminario diocesano ed ai suoi sette conventi.

               L’edificio in cui ci troviamo è un trecentesco palazzo patrizio di proprietà di Margherita Pellizza, fra le più antiche e nobili casate nicoteresi i cui proprietari non avendo avuto eredi lo hanno lasciato,nel 1342, in eredità all’Ordine dei frati Celestini coll’obbligo di trasformarlo in convento. Esso è stato costruito sul finire del XIV sec..     I frati vi rimasero fino al 1783. Poi è stato acquistato dal vescovo Giuseppe Vincenzo Marra che lo trasformò in Palazzo Episcopale in quanto il suo era andato distrutto. I Vescovi qui vi rimasero fino agli anni settanta del sec.XX. Indi è stato trasformato in Museo fondato da Natale Pagano con Decreto del Vescovo mons. Vincenzo De Chiara (1973-1979). Dell’edificio originario vi rimane lo scalone d’onore ed il piccolo chiostro, il resto è stato tutto modificato nella sua impostazione architettonica nel corso degli anni. Dal 1975, come detto, è sede del Museo diocesano di Arte Sacra  che è stato inaugurato il 26 agosto 1975, ma il Pagano era intento all’opera di ricerca e recupero dei materiali culturali sin dal 1961 sotto l’episcopato di mons. Giuseppe Bonfiglioli (1961-1963) che lo aveva chiamato a dirigere la Fuci diocesana nella qualità di Presidente. Questo Istituto culturale è un grande Museo comprende cinquantotto locali dislocati sia nell’intero Palazzo Episcopale sia nel Seminario diocesano,e, trenta sale espositive . In questo enorme edificio architettonico-monumentale c’è uno spaccato di storia vissuta di notevole spessore che testimonia secoli di arte , antropologia,teologia e testimonianze storiche e religiose non solo a livello locale e comprensoriale ma anche globale. Per le connotazioni, qualità ed originalità delle sue Collezioni, dagli esperti oltre ad essere stato riconosciuto fra i più pregevoli dell’Italia Meridionale , è stato ritenuto anche “Patrimonio dell’Umanità”. In effetti non sono state le città e le grandi correnti d’arte a fare la storia ma i piccoli centri con la loro ministoria e la loro arte, a torto, detta minore. E’ infatti nei borghi più sperduti e lontani dai centri più rinomati che è dato cogliere la genuinità, la pietas, l’antropologia in genere e la vera teologia di un popolo che poi, hanno dato vita alla grande storia, alle grandi correnti di pensiero e di arte che affascina ed attrae il mondo di vacanzieri, studiosi e ricercatori. Ed è in questo contesto ed in questa arte minore che si coglie la validità e l’intima essenza che pervade ed anima ogni pezzo esposto in questo interessante edificio. Ed è ancora in questo spaccato che va vista e capita la definizione di “patrimonio dell’Umanità” che è stata conferita a questo Museo non in virtù di ciò che si vede o si tocca ma nella filosofia interiore legata al singolo reperto.  Le sue collezioni sono molteplici e tutte importanti non solo per la conoscenza della storia ecclesiastica e civile della Città e Diocesi, ma anche per quella calabrese. Al piano terra di questo edificio è stata sistemata la collezione dei marmi, arenaria, metalli, vetri , gessi, ceramica e il materiale greco-romano ; un variegato e diversificato mondo di reperti ed oggetti fatti anche per il culto liturgico, raccolti con pazienza certosina ma con tanto amore da Natale Pagano nel corso del tempo, perché il tutto è stato mosso ed è partito dall’Amore, e, sarà, ancora l’Amore a proteggerlo e trasmetterlo alle generazioni future. Al fine anche di fare memoria storica dei vescovi e delle Personalità che hanno dato un certo prestigio alla città i singoli locali sono stati ad essi dedicati. Iniziamo, pertanto questa carrellata storico-culturale partendo dall’atrio in cui ci troviamo che è stato dedicato ad un vescovo calabrese, nativo di Seminara che tanto lustro ha dato alla città ed alla sua chiesa diocesana.
 
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