Sala 10 - Museo Diocesano di Nicotera

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Sala 10

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SALA  XXXII
CANONICO  “VINCENZO CALLE’ ”
LATINISTA INSIGNE FIGLIO DI NICOTERA.

In questa saletta dedicata al Canonico Vincenzo Callè, cittadino nicoterese della prima metà del secolo XIX, latinista insigne, insegnante della lingua latina nel Seminario cittadino, le cui opere tra le quali la famosa “De partu Virginis” che tanta notorietà gli aveva dato, sono andate totalmente perdute, si è voluto ricostruire la Cappella del Seminario diocesano di Nicotera con opere lignee dovute al maestro artigiano, autodidatta, di Badia di Nicotera, Nicola Corso, provenienti dalla chiesa di San Francesco di Paola ed eseguite nella prima metà del secolo XX..  Di particolare pregio per la originalità dell’impianto figurativo e la tipologia esecutiva sono i dodici candelabri in legno di noce locale, nonché, la croce astile eseguita con impellicciatura ad ornati geometrici e figurativi della prima metà del secolo XX. La caratteristica più saliente di questo ambiente è data dalla presenza di due tele, dovute ad una pittrice del secolo XIX di nome Teresina Basile, che le ha eseguite su committenza del vescovo di Nicotera mons. Filippo De Simone., raffiguranti la Madonna della Provvidenza e i Santi Medici  Cosmo e Damiano.Entrambe le opere, olio su tela, provengono dalla chiesa, già del Purgatorio ed oggi ridedicata a Santa Chiara.La Madonna della Provvidenza è stata raffigurata  a tutta figura con un grande mantello che le diparte dalle spalle sotto del quale hanno trovato rifugio da un lato un ragazzo e dall’altro una ragazza. La scena si staglia  su fondale ceruleo; in basso al centro lo stemma di mons. Filippo De Simone con la scritta, subito dopo più in giù la firma di Teresina Basile.  L’altra pala raffigura i Santi Medici nella classica iconografia propria sul quale prevale il colore verde. Su di essi due puttini alati che reggono la corona del martirio. E’, questa, una scena altamente plastica, delicata, tipologicamente  di bell’effetto scenico. Anche questa opera risulta firmata dall’artista. Sulla personalità di questa pittrice, fino al momento, non è dato sapere nulla; si opina appartenga alla Famiglia dei Basile di Tropea, in quel tempo attiva nel vasto comprensorio.  Pregevole ed interessante non solo per il soggetto ma anche per la validità esecutiva la piccola tela raffigurante la natività che Domenico Russo esegui nel 1856 al tempo in cui era studente all’Accademia di Napoli. Il soggetto, successivamente è stato, totalmente ripreso per la volta della chiesa dell’Immacolata di Nicotera Marina. L’opera è stata donata dal pittore locale Franco Barbalace ,e, recentemente sottoposta ad un integrale e sapiente restauro che l’ha restituita al suo aspetto originari. E’ ancora, qui, presente, un’altra opera di Domenico Russo, eseguita sul finire del secolo XIX. Trattasi di un collage ruotante attorno ad una stampa oleografica rappresentante Papa Leone XIII ,benedicente, nel senso che il Russo ha inserito in una grossa cornice dai colori pastello e con lo stemma di Papa Pecci. La tela proviene dall’arredamento del Palazzo Vescovile.  Interessante un ritratto ligneo di San Francesco di Paola di autore contemporaneo sconosciuto eseguito molto accademicamente. Sulla parete frontale domina un pregevole ovale in bronzo raffigurante la Madonna con Bambino del Maestro Michele Zappino dell’Accademia di Brera che lo ha realizzato negli anni novanta del secolo XX. In questa opera lo Zappino ha validamente tradotto in essere i canoni artistici della sua pregevole arte sulla quale vi si notano molte reminiscenze, presenti sulle opere del suo Maestro Francesco Messina.Pregevoli, ancora, oltre che per la originalità dell’impianto modulare anche per la pregevolezza del lavoro la coppia di lampade pendule provenienti dalle chiese cittadine di San Francesco di Paola e di Gesù Maria dell’artigianato meridionale della seconda metà del secolo XIX unitamente al parato delle Carte Gloria, in bronzo, della prima decade del secolo XX , sempre della chiesa di san Francesco di Paola eseguite a Napoli dalla Ditta Catello unitamente ai due bracci anch’essi i bronzo provenienti dalla stessa chiesa , opere seriale dell’artigianato meridionale della fine del secolo XIX.Un’altra interessante espressione artistica della prima metà del secolo XX è data dalla cassapanca in legno povero dell’artigianato locale.Il periodo aureo della storia della Città di Nicotera coincide con la gestione del gran conte Ruggero , che l’aveva ricevuto in eredità, in seguito alla divisione dei beni tra i fratelli di Altavilla, da Roberto il Guiscardo.Ruggero, qui pervenuto, la dichiara città regia e demaniale; vi trasferisce, inoltre, la “domus regia et praedia regis” di modo che tutta l’attività, legata alla vita della contea, si svolge in questo centro che assurge, automaticamente, a grande considerazione nell’intero territorio giurisdizionale. Questo status, in virtù di queste prerogative sovrane, naturalmente, apporta tutta una serie di benefici anche perché, essendo posta sulla via consolare Popilia oltre che sede di un frequentato porto marittimo, la rende, strategicamente, vitale ed insostituibile in modo particolare per gli avvenimenti in corso per la cacciata degli arabi dall’Isola . Un altro periodo di grande splendore, si verifica sotto Federico II, che la riconferma città regia e demaniale, la dota, altresì di ulteriori prerogative ,e ne potenzia il porto marittimo che, di fatto, diviene centro e sede per la riparazione e la costruzione della flotta imperiale.Al fine, poi, di renderla oltremodo economicamente forte, ne affida l’intera economia agli Ebrei per i quali fa costruire la Giudecca “ all’ombra del castello e del campanile”. Sia l’uno che l’altro, quindi, nella conduzione politico amministrativa vollero fosse amministrata direttamente dal sovrano con tutte le prerogative ed i benefici che questo status comporta,  per cui, tutto ciò, dà un indirizzo del tutto nuovo e contribuisce alla sua totale valorizzazione anche nel tempo.Ciò nonostante le cose, nel corso degli anni successivi, purtroppo subirono un nuovo indirizzo nel senso che  per motivi prettamente economici legati alle operazioni belliche in atto, la città subisce anche l’onta della vendita e quindi la perdita della sua autonomia e dei privilegi acquisiti , in seguito al passaggio sotto le varie potenti famiglie del tempo. Ecco, perché.  ad iniziare dalla uscita di scena degli angioini, la cui corte reale per meglio seguire la Guerra del Vespro per lungo tempo dimorò in Città e successivamente anche gli aragonesi, vi ritroviamo  i Marzano, i Sanseverino, discendenti dei Ruffo e poi i De Gennaro che la detennero per l’intero XVI secolo.Ai de Gennaro, Nicotera, pervenne in seguito all’acquisto da parte di Annibale de Gennaro da re Ferrante.

 
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