Sala 14 - Museo Diocesano di Nicotera

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Sala 14

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SALA     X     DEL     PARATO     NOBILE
MONS. EUSTACHIO ENTRERI

Questa Sala nella quale sono esposti i pezzi più significati della collezione dei parati pontificali della chiesa locale, la si è voluta dedicare ad uno dei più grandi Vescovi della Diocesi di Nicotera: mons. Eustachio Entreri (1737-1745) dell’Ordine dei Frati Minimi di San Francesco di Paola.Ricordare le grandi Personalità che hanno onorato e reso celebre con le loro opere una Città ed una Chiesa diocesana, non solo, è un dovere, ma anche, e, soprattutto, un obbligo morale.Fare memoria storica, quindi, di mons. Entreri, che, è stato, altresì, insegnante, su chiamata dei re di Savoia, all’Università di Torino, significa rendere merito all’attività svolta in Città per la sistemazione della Cattedrale, resa fatiscente per la incuria dell’uomo e del tempo. Mons. Entreri è morto a Nicotera in odore di santità ed il suo corpo incorrotto, venerato e riverito da principi e fedeli, giace sepolto, non si sa dove, nella chiesa cattedrale nicoterese.I paramenti qui presenti sono degli splendidi esemplari dell’arte calabrese, napoletana, siciliana e veneziana dei secoli XVII - XVIII e XIX. Trattasi di superbi capi alla cui preziosità del tessuto in seta locale, di Firenze, in lamè d’oro, d’argento di provenienza calabrese, napoletana e veneziana, si unisce la pregevolezza del ricamo in oro e seta policroma delle scuole  calabrese, napoletana e siciliana.E’ una carrellata di piviali, pianete, mitrie ed accessori vari che rendono testimonianza di un passato artigianale di grande caratura, i cui maestri, alla creatività figurativa, univano grande professionalità esecutiva nella elaborazione di veri ed unici capolavori artistici.In questo susseguirsi di manifatture, merita considerazione l’arte del ricamo meridionale in genere, qui validamente presente nelle tre scuole più significative quali la calabrese, la napoletana e quella siciliana.Sono tre scuole variegate e diversificate e per tipologia figurativa e, tecnica, e, per esecuzione e caratterizzazione stilistica.Il ricamo calabrese colpisce per la sua ieraticità, la sua semplicità, la sua linearità e la sua impostazione figurativa aliena da ampollosità e fronzoli, segno emblematico della formazione classica della sua gente immune da trionfalismi e laboriosi impianti; quello napoletano evidenzia la sua matrice spagnola, carica e pregna di disegni che colpiscono per la possanza delle sue figurazioni e dall’ampollosità della sua esecuzione; il siciliano, invece, si caratterizza dalla reminiscenza araba, con l’arabescato del suo disegno e la forte ramificazione delle sue figurazioni che sanno molto di mistero. Valido e valente, ancora, il ricamo col filo d’oro, la cui tecnica richiede molta professionalità nel contesto della particolarità impiantistica del filo stesso.Meritano attenzione, poi, l’insieme degli oggetti cultuali, non più in uso, quali gambaletti, pantofole e guanti, elementi indispensabili di un cerimoniale ancora imbevuto del trionfalismo spagnolo Di enorme pregio il piviale (Sec.XVII) a fiori policromi di colore verde che, originariamente, era l’abito da sposa della Contessa Sanchez Franco di Seminara, madre di mons. Francesco Franco vescovo di Nicotera dal 1745 al 1777, non solo per l’originalità del tessuto ma anche per i risvolti di pietà ad esso legati.

 
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