Sala 17 - Museo Diocesano di Nicotera

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Sala 17

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SALONE DI RICEVIMENTO
MONS. DOMENICO TARCISIO CORTESE
VESCOVO DI MILETO-NICOTERA-TROPEA
(1979-2007)

Questo salone, originariamente sala di ricevimento del palazzo episcopale, è intimamente legato con la storia ecclesiastica e civile della Città per gli avvenimenti, tristi e lieti qui svoltisi al tempo in cui il Vescovo locale era ritenuto e riconosciuto come il vero artefice delle sorti cittadine.Oggi, esso, assolve, un ruolo ben diverso di  elargitore e dispensatore di cultura a tutti i livelli. Per questo motivo si è voluto fosse dedicato a questo insigne e grande Prelato, cui si deve il recupero, la salvaguardia e la fruizione del patrimonio di BENI CULTURALI architettonici, storici,archivistici e bibliografici di proprietà di questa chiesa locale. Le opere d’arte, qui, esposte, infatti, testimoniano un passato artistico di largo respiro legato non solo con la storia della Città ma dell’intera Diocesi di Nicotera, sulle quali è dato leggere tutti i canoni artistici delle scuole meridionali in generale e di quelle calabrese e napoletana in particolare.
I mobili provenienti dall’arredo del Palazzo Vescovile, sono valida espressione dell’artigianato locale del secolo XIX, voluti dal vescovo mons. Michelangelo Franchini (1834-1855). In questo periodo, in Città, vi era fiorente un artigianato  che, nei vari campi  delle arti, riusciva ad imporre il suo stile e la sua tipologia artistica riscuotendo ovunque unanime consenso tanto da ottenere numerose commesse che pervenivano dalla Città e dal vasto entroterra.Anche i due piviali, posti sotto vetro, sono frutto dell’artigianato locale del secolo XIX  il primo e di quello napoletano del secolo XVIII il secondo sui quali è dato cogliere gli stili ed i canoni artistici dell’arte del ricamo e della tessitura di questi periodi.Analogamente per quanto concerne la statuaria in legno, in cartapesta ed in creta domestica delle statuine disseminate un po’ dovunque, i vari artigiani meridionali hanno saputo esprimere il meglio della loro produzione artigianale nei secoli XVIII e XIX.
Nelle vetrine fa bella mostra un insieme di oggetti cultuali in argento, ottone e rame dei secoli XVI-XVII-XVIII-XIX e XX in cui le varie scuole meridionali,  qui presenti, hanno saputo perfettamente coniugare i canoni stilistici imperanti nei periodi in questione con le esigenze di culto imposte dai committenti delle opere stesse riuscendo ad eseguire delle vere opere d’arte.Splendidi i due piccoli quadri raffiguranti l’Immacolata e la sacra Famiglia di Nazareth lavorati secondo la modulistica degli arazzi che alcune famiglie locali hanno voluto donare, come pure il pregevole parato in damasco rosso del XVIII secolo dovuto alla munificenza di papa Clemente XIII che un tempo veniva adoperato per abbellire la chiesa Cattedrale nelle solennità del quale sono visibili degli spezzoni delle bande che adornavano il grande cornicione della cattedrale stessa e sulle quali vi figurano gli stemmi di mons. Francesco Franco(1747-1777) vescovo del tempo e di papa Clemente XIII.
Meritano menzione, infine, le due tele una con ricami in filo e l’altra elaborata con pittura ad olio sul finire del secolo XIX .

 
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