Sala 21 - Museo Diocesano di Nicotera

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Sala 21

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SALA DEL TESSUTO
BEATO CESAREO VESCOVO DI NICOTERA SEC. X

Questa sala è dedicata al Vescovo di Nicotera Cesareo( ? – 900), primo Martire della chiesa locale che, per non aver voluto abiurare alla propria fede,  nell’incursione saracena dell’anno 900 che distrusse la città romana, fu trascinato a coda di cavallo per l’intero perimetro delle mura, subendo glorioso martirio.La Calabria, sin dall’XI secolo e fino al secolo XIX, è stata  anche produttrice ed esportatrice di seta. La coltivazione del baco era stata importata dai Normanni. Catanzaro, poi, per molti secoli fu sede di una valida e fiorente industria manifatturiera, i suoi damaschi, infatti, raggiunsero fama universale tanto da ricevere numerose commesse.In questa sala si è pensato di esporre i pezzi più significativi di questa arte che in Calabria, oggi, purtroppo è praticata , per lo più, nei centri della SilaQui è dato ammirare tessuti di seta, di lana, damasco, damaschello, broccato, lamè di oro ed argento, usciti  dai telai calabresi, siciliani e napoletani dei secoli XVII-XVIII-XIX-XX.Sono confezioni che si differenziano le une dalle altre per l’impostazione dell’impianto figurativo, tecnica di tessitura, materiale impiegato e per lo stile proprio di ciascuna scuola, e, fanno di esse delle preziose testimonianze per lo studio di quest’arte artigianale ancora tutta inedita.Il tessuto calabrese assume delle caratteristiche e delle connotazioni particolari che lo differenziano dagli altri e per stile e per tecnica. E’ un tessuto caldo, morbido e leggiadro i cui disegni altamente stilizzati stupiscono per la loro disarmante semplicità e per la loro policromia. La seta, infatti, si amalgama con la lana  o con l’oro in perfetta simmetria ed il prodotto ottenuto raggiunge toni di brillantezza e di unità compositiva, specie negli ornati quasi sempre floreali, stilizzati ed aerei.Il tessuto siciliano è quasi identico al calabrese tranne che nell’impianto figurativo, arabescato e misterioso, evocatore di una mai dimenticata reminiscenza orientale.Il tessuto napoletano ripropone la sua consueta linea, il suo tipico stile e la sua classica tecnica di chiara matrice spagnola.I disegni, infatti, sono sempre a rilievo con ornati e decorazioni vegetali, floreali e geometrici, quasi sempre ravvicinati gli uni agli altri. Tra fondo e disegno vi si nota uno stacco che non giova alla leggiadria di tutto l’insieme ma provoca un urto che conferisce un certo che di chiassoso.Per motivi di documentazione si è voluto, altresì, esporre le insegne dei Canonici del Capitolo Cattedrale di Nicotera qui valorizzati da una splendida e preziosa cotta in stile rinascimento locale, opera della scuola di ricamo avente stanza nell’Asilo Infantile della città, degli anni cinquanta del secolo XX.Pregevoli ed interessanti, poi, i camici in tessuto di lino dai merletti eseguiti all’uncinetto, al tombolo, al chiacchierino ed al filet in ambito locale tra il secolo XIX ed il secolo XX.Concludono la rassegna gli indumenti di Cameriere Segreto Partecipante di mons. Loris Francesco Capovilla- Segretario di Papa Giovanni XXIII- che volle donare a questo Museo Diocesano denominate: GROCCIA- abito delle Cappelle Papali e MANTELLONE – abito di servizio d’anticamera pontificia.

 
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