Sala 4 - Museo Diocesano di Nicotera

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Sala 4

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SALA CARMINE ISAIA (1858- 1929)
COSTRUTTORE ED IMPRESARIO EDILE
DI NICOTERA

          La Sala è stata dedicata ad una Personalità della Nicotera bene che sul finire del secolo XIX e nel primo quarto del secolo XX, è stato un esponente di spicco nella costruzione e valorizzazione, a livello architettonico, dei più prestigiosi edifici della Città sia ecclesiastici che civili, dei quali è stato, non soltanto, costruttore ma anche architetto. Emergono tra tutti Palazzo Mileto di Via Duomo, Palazzo Cipriani di Viale Castello e le belle chiese di San Francesco e della Santa Croce. Qui è dato passare in rapida successione le personalità di un certo peso e prestigio che, nel secolo XIX,  hanno lasciato il segno nella storia di questa illustre e colta Città. Sono delle valenti tele dalle quali ne viene fuori l’arte magistrale di Domenico Russo, illustre pittore formatosi all’Accademia di Napoli che come ebbe a dire Ugo Ojetti, nella “ritrattistica fu pittore sommo” ed uno spaccato storico di grande peso per la conoscenza e lo studio della Città in questo particolare momento. D’altronde  analizzando i caratteri stilistici e tipologici dei vari ritratti emerge a chiare note che,  quanto affermato dall’Ojetti,  è molto riduttivo, nel senso che, ci si ritrova di fronte ad un artista  il cui paesaggio d’anima che si coglie nella visione di queste tele, è altamente figurativo ed espressivo.La Signorina De Bella ed il Signor Giuseppe De Bella, esponenti dell’alta borghesia nicoterese, la cui personalità  magistralmente resa nella cura eccessiva, quasi maniacale, dei particolari, si sprigiona prepotentemente dall’enigmatico ed appena percettibile sorriso di quei volti cosi vitali e cosi realisticamente resi.Anche il Preside Vincenzo Lombardi  con la sua cupa ed accigliata espressione, tipica degli uomini di scuola di fine secolo XIX, colpisce per la sua  quasi plastica espressione; cosi pure i due ritratti dei Vescovi mons. Filippo De Simone ed il suo Coadiutore mons. Luigi Maria Vaccari, mirabilmente, eseguiti, a mezza figura, in abito da cerimonia ed in atteggiamento benedicente, colpiscono oltre che per la loro vitalità anche per la bontà del cromatismo delle vesti che imprimono un chiaroscuro di pronto ed efficace effetto nel senso che rendono l’immagine  emergente dal fondale.Cosi pure il pensoso Pietro Gaglianò, sarto della Città, la cui particolarità esecutiva è data dal giusto dosaggio  delle tinte di tutto l’insieme.Altrettanto interessante lo studio di Bruno Vinci per la grande tela della Sala Consiliare su committenza dell’Amministrazione Comunale. Fra tutte emerge, però, la Testa di Vecchio, riproduzione dell’opera di Palma il Giovane che il Russo eseguì all’Accademia di Napoli e per la quale vinse il primo premio. Domenico Russo in questo ambiente vi si trova anche la riproduzione della Madonna di Raffaello commissionatagli dal Rettore della Chiesa del Purgatorio.La serie delle opere qui esposte comprende anche la riproduzione della Vergine Addolorata il cui originale una volta trovava si alla Certosa di Padula e la tela rappresentante Suor Margherita Toro delle Visitandone di Reggio Calabria, di autore ignoto del secolo XIX i cui canoni artistici  portano all’arte fiamminga. Interessante ancora un Santo dell’ordine dei Passionisti sconosciuto, opera del secolo XIX della scuola napoletana del secolo XIX ed il Giuseppe Garibaldi, olio su tela, eseguito a tutta figura con giubba rossa e pantaloni grigi lacui tipologia esecutiva spinge ai canoni artistici di Domenico Russo. Pregevoli per la loro originalità i mobili qui presenti appartenenti all’artigianato locale della prima metà del secolo XIX, provenienti dal Seminario Vescovile e dal Convento dei Frati Conventuali “San Francesco di Assisi “ di Nicotera. Di grande effetto l’ovale bronzeo della Madonna con Bambino di Michele Zappino dell’Accademia di Brera di Milano dal quale si evidenzia la forte carica emotiva che caratterizza l’opera scultoria di questo artista contemporaneo di formazione classica, allievo del grande Francesco Messina e suo successore sulla stessa Cattedra dell’Accademia.

 
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