Sala 6 - Museo Diocesano di Nicotera

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Sala 6

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SALA DELLE EPIGRAFI MONS. ANTONIO MANSI VESCOVO DI NICOTERA  
 

Questa sala ove sono esposte alcune epigrafi marmoree provenienti dalle varie ricostruzioni delle chiese Cattedrale e del SS.mo Rosario di Nicotera, la si è voluta dedicare al vescovo della Città, Mons. Antonio Mansi (1702-1713) di Tricarico. Questo Prelato resse la cattedra episcopale nicoterese in uno dei momenti più critici della sua storia, guidandola con piglio energico ed enorme prudenza. Pur nelle difficoltà incontrate, soprattutto,  da parte dei notabili locali, che erano stati spodestati dai posti di comando goduti sotto il suo Predecessore,  appena giunto, in Città, da La Valletta, dove era stato Vicario Generale di quella Diocesi, diede subito inizio ai lavori di restauro e ristrutturazione della Cattedrale, ridotta in condizioni oltremodo critiche. In questa occasione si passa dalla navata unica alle tre navate attuali per cui lo stile normanno iniziale subisce un certo ridimensionamento pur nel della tipologia originaria in stile normanno. Qui è stata sistemata la raccolta delle epigrafi e dei manufatti marmorei recuperati al tempo della formazione del Museo diocesano.La serie è aperta dai pannelli frontali di tabernacolo del XVIII e XIX secolo, tra cui emerge lo splendido reperto, in marmo bordiglio, che Raffaele Fameli scolpi con ornati floreali ed un grazioso cagnolino sul finire del XIX secolo per l’altare del Crocifisso della chiesa del Rosario, su committenza di quella Confraternita, dando ampia prova delle sue doti magistrali di lapicida e di esperto nella elaborazione rappresentativa di tutto l’impianto figurativo.Questi ornati denotano, infatti, oltre che il senso del bello e dell’estetica anche la conoscenza della tecnica nella elaborazione dell’ornato stesso.Forse proveniente dalla stessa bottega è la balaustra della stessa chiesa  che la Confraternita dei Rosarianti commissionò sul finire del XIX secolo. Qui, anche se il disegno ed il modulo risentono di una certa pesantezza, si nota una perfetta esecuzione pur nella ripetitività del modulo originale.       Splendide le due ghiere di nicchia del XVII secolo, a forma di conchiglia che le maestranze  locali  eseguirono per la chiesa Cattedrale.Le numerose epigrafi che attestano vari momenti della vita e della storia della chiesa cattedrale sono espressione dell’artigianato del posto del secolo scorso.I grossi basamenti con i massicci collarini in marmo bianco provengono dalla chiesa cattedrale ed erano parte delle colonne che reggevano la cantoria commissionati dal vescovo Coadiutore Mons. Luigi Maria Vaccari (1873-1885), nel 1873 a Messina al sig. Giuseppe Gentile Papalia, unitamente a tutto il marmo della pavimentazione e del rivestimento della zoccolatura e delle basi delle colonne.Di espressione dell’artigianato locale del XVIII secolo  è la triade dei paliotti in marmo con tarsie in giallo che erano parti di un altare della stessa chiesa cattedrale non ricostruito nella ristrutturazione del 1933.La sala è dominata dal prezioso  Fonte Battesimale, già acquasantiera, in marmo verde di Calabria o di Gimigliano, con alto fastigio in legno dell’artigianato nicoterese del secolo scorso, decorato a foglia d’oro ed a pittura in finto marmo da Domenico Russo. Di quelle pitture oggi rimangono solamente quelle interne a testimonianza della preziosità di tutto l’insieme.
 
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