Sala 6 - Museo Diocesano di Nicotera

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Sala 6

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“ FRA CARMELO FALDUTO ”
FONDATORE DEL SANTUARIO DELLA MADONNA DEL CARMINE DI MONTE PORO

Questo saloncino, dedicato ad una grande Personalità della vita diocesana, al cui impegno ed al cui amore verso la Madonna del Carmine si deve il Santuario della Madonna del Carmine di Monte Poro, è impreziosito dalla presenza di questi eccezionali manufatti lignei, miracolosamente salvati dalla distruzione, a causa della poca considerazione in cui erano tenuti da parte di chi avrebbe dovuto proteggerli e  quindi tramandarli. La imponenza, la architettura e la esecuzione di essi testimonia e testifica un passato artigianale di enorme fascino e di elevata consistenza, tenuto conto della originalità impiantistica dei vari pezzi, la cui connotazione figurativa qualifica certamente i loro esecutori. La loro provenienza, ancora, è sinonimo del gusto e della volontà della committenza ad avere un’ambientazione adeguata al rango della Città, centro e faro di grande cultura del vasto comprensorio ad essa facente capo.  Il grande armadio ,proveniente dal Santuario di Monte Poro, in legno di noce locale, è stato commissionato da Fra Carmelo Falduti, sul finire del secolo XIX all’artigiano Ruffa di Tropea, il quale , oltre ad essere  esecutore è stato anche architetto, ha dimostrato un vasta padronanza dello scalpello ed una adeguata conoscenza dei canoni artistici e stilistici imperanti in quel particolare momento storico nell’interland dell’intera diocesi. Con questa opera da maestro d’ascia, qual’era, è asceso  a vero padrone dello stile e della tecnica dei grandi maestri. Le altre due vetrine al cui interno vi si trovano degli arredi dei secoli XIX e XX, opere di bottega meridionale, non più in uso nel culto liturgico, sono anch’esse in legno di noce locale ed espressioni delle botteghe artigiane cittadine del secolo XIX, provenienti dall’arredamento del Seminario diocesano di Nicotera, risentono molto della modulistica imperante in quel tempo che alla ampollosità del secolo precedente faceva riscontro una linearità ed una semplicità assolute. Ciò non di meno essi non scadono mai nell’anonimato ma conseguono sempre momenti di elevato spessore tipologico stilistico che qualifica i suoi esecutori.  La sala, poi, è dominata dalla splendida e preziosa pala lignea raffigurante la Madonna Immacolata contornata da angeli che il grande pittore Francesco Imparato esegui nel 1606. In questa opera sono chiaramente leggibili i canoni artistici oltre che di questo grande Autore, anche quelli della scuola napoletana di fine cinquecento che preludono all’avvento della nuova corrente stilistica del barocco. Qui ci si trova di fronte ad un barocco che non è ancora esplosa  in tutto il vigore della sua impostazione  filologica ma che  compendia canoni propri rinascimentali che si estrinsecano in quel meraviglioso cromatismo di colori permeato da un temperato giallo oro tipicamente della piena maturità cinquecentesca, con  addentellati che portano  all’avvento di questa nuova corrente pittorica.che quanto prima lascerà capolavori insigni sia a livello architettonico, scultorio e pittorico, che nel campo delle opere mobili . Questa Immacolata, pezzo forte dell’intera quadreria, colpisce oltre che per l’ impianto figurativo in cui la Vergine emerge in tutto il fulgore della sua ieratica impostazione ascensionale circoscritta da un coro di angeli, cherubini e puttini, anche per un giusto dosaggio del colore. Papa Gregorio XVI, recentemente restaurato, sicuramente, in considerazione dei canonici tipologici qui presenti, è da attribuire al Colloca, che nella seconda metà del secolo XIX lasciò una consistente raccolta di opere pittoriche.Il volto della Madonna, parte di una grande tela di ignota provenienza, recentemente, donato al vescovo mons. Domenico Cortese, è stato sottoposto a restaura, conduce alla pittura di Giulio Rubino di Monteleone che lo esegui nella prima metà del secolo XVIII. Trattasi senza dubbio di un’opera artistica di grande considerazione e di enorme peso artistico.

 
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