Sala 7 - Museo Diocesano di Nicotera

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Sala 7

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SALA NORMAMMA MOS. OTTAVIANO CAPECE VESCOVO DI NICOTERA (1582 – 1916)   


Questa sala è stata dedicata ad uno dei più grandi Vescovi della Città il cui lungo episcopato è stato speso, oltre che per fini pastorali, anche per la valorizzazione monumentale della stessa, Nicotera, sul finire del secolo XVI, è stata teatro di gravi fermenti politici ed anche morali, che hanno spinto la nobiltà e l’alta borghesia locale ha trasferirsi nella vicina Città di Tropea, portati avanti dal principe Fabrizio Ruffo, uomo privo di scrupoli, rude e cattivo, marito della Prima Contessa della Città, Ippolita de Gennaro, succube della prepotenza del marito, tant’è che, in un momento di sconforto, non sopportando oltre le angherie e le umiliazioni del marito si suicida.Il Ruffo, infatti, nonostante l’opposizione della Corte Vescovile, aveva imposto il JUS PRIMAE NOCTIS che, nel 1638, poi, sfocerà  nell’assalto alla Città da parte dei Turchi su pressione presso il Sultano da parte di un padre tradito, cui aveva fatto presente la ricchezza di Nicotera che la misero a sacco e fuoco, e, con la deportazione, anche, di 118 persone tra cui suore, frati, vecchi, donne, bambini e preti che non era stato possibile riscattare. Il Capace, pervenuto in Città, volendo una Cattedrale adeguata al rango della stessa, demolisce totalmente la chiesa costruita nel 1065 da Roberto il Guiscardo d’Altavilla, in stile normanno, e la ricostruisce, spostata di sito, con la prospettiva rivolta verso il mare e non più verso il “grande spiazzo di Santa Caterina”. Nella costruzione della nuova chiesa venne impiegato il vecchio materiale, in arenaria, della precedente, e, nel rispetto dello stile e della tipologia degli edifici normanni, ricca di arredi, decori ed ornamentazione, come testimoniano i reperti ritornati alla luce nel corso dei lavori di restauro del 1987, eseguiti, grazie al mecenatismo ed all’amore che portava alla Città dal Geometra Francescantonio Ferraro. I pezzi qui esposti, pertanto, testificano e documentano le origini e lo stile normanno di questa costruzione. Gli stessi, sono, quindi, di una importanza non comune per il fatto che, la critica ufficiale non facendo alcun riferimento all’origine normanna di questa chiesa, essi parlano da soli. Anche l’origine normanna della nuova Città, la terza in ordine cronologico ad essere ricostruita dopo la greca Medma e la Nicotera Romana, costruita su questo colle dal Guiscardo e poi potenziata e valorizzata ulteriormente da Gran Duca Ruggero d’Altavilla che la dichiara città regia e demaniale trasferendovi la domus regia et praedia regis, è stata sempre misconosciuta ed ignorata. Sono, ora, questi manufatti costituiti da rocchi di colonna, tabernacoli, parti di archivolto, stipiti, mensole, parti di trabeazione, stemmi ed ornati e decori vari ascrivibili ai secoli XI e XII, unitamente a quelli posti sotto vetro dal Ferraro nella stessa Cattedrale che gettano nuova luce sulla sua origine normanna nonché sulla capacità, professionale e genialità delle maestranze che hanno lavorato per la edificazione di questo solenne e splendido tempio quale città posta su di un colle. Sono pure presenti alcuni reperti provenienti dalla trecentesca chiesa di Santa Maria delle Grazie dei Frati Osservanti andata distrutta col terremoto del 1783.

 
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