Sala 8 - Museo Diocesano di Nicotera

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Sala 8

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SALA  VIII

          La variegata e diversificata presenza di opere pittoriche, per lo più di arte calabrese dei secoli XVII e XVIII, pone sul tappeto della ricerca storica un insieme di  problematiche legate alla appartenenza  alla quadreria vescovile ed alla stessa provenienza delle stesse.E’ un insieme di tele che certamente qualificano l’arte calabrese non solo per la impostazione figurativa dei singoli soggetti, per il senso cromatico e la linearità dell’impianto, ma anche per l’ottima esecuzione. Certamente ci si trova di fronte ad artisti che avevano ben radicato il senso del disegno, le particolarità della  rappresentazione iconografica e la stessa produzione artistica esistente e disseminata un po’ dappertutto. Alla luce di quanto sopra, pertanto, l’impostazione di una letteratura pittorica su scala regionale, in atto inesistente,  nel contesto della considerazione che la Calabria non ha un passato artistico di grande spessore culturale da tramandare e quindi di additare al grande pubblico, diventa sempre più realizzabile ed attuale, alla luce, altresì, di tutti gli studi ad opera di studiosi locali, che,  tirano fuori dal chiuso di chiese, conventi, case patrizie e borghese, tutto un insieme di opere di grande spessore anche documentaristico. Apre la serie la bella Resurrezione di Cristo, già posta all’interno del fastigio terminale del cappellone della Madonna del Gagini della chiesa Cattedrale, la quale presenta un Cristo, anatomicamente perfetto, movimentato nel suo moto ascensionale e dal perfetto apparato scenografico in cui gli effetti cromatici giocano un ruolo chiaroscurale  di grande effetto. La sua collocazione temporale va inquadrata sul finire del secolo XVII, mentre diventa alquanto difficoltosa la sua attribuzione anche se alcune reminiscenze stilistiche portano all’arte pittorica dei Rubino di Monteleone. Segue  la Madonna di Costantinopoli con il bel San Michele Arcangelo e Sant’Antonio da Padova, proveniente dalla chiesa parrocchiale di Caroni, la cui tipologia esecutiva porta alla prima metà del secolo XVIII ad opera del Grimaldi di Tropea.  Originale nella sua conformazione figurativa oltre che esecutiva l’ovale di Santa Francesca Romana, rappresentata col suo simbolismo, che mons. Bartolomeo De Ribero, portoghese, vescovo di Nicotera dell’Ordine della Mercede, fece eseguire nella sua terra nella seconda metà del secolo XVII. La Sacra Famiglia, di ignota provenienza e di autore sconosciuto, opera , certamente della prima metà del secolo XVIII,  porta, senz’altro, data la sua tipologia stilistica ed ambientale della pittura di scuola monteleonese nel contesto di alcuni particolari e dello stesso soggetto presenti in tante opere di questa Città.   L’Ecce Homo,già parte di una grande tela, con la sua drammaticità espressiva validamente resa, oltre che il forte cromatismo che evidenziano l dramma  del Cristo, porta alla grande arte della scuola di Mattia Preti. La tela della prima metà del secolo XVII, proviene dall’arredamento del Palazzo Vescovile. Ignota è, invece, la provenienza dell’Addolorata che il sapiente restauro ha restituito alla sua originalità modulare, porta alla prima metà del secolo XVII, mentre risulta di difficile attribuzione in quanto molti particolari , qui presenti,spingono alla scuola napoletana di quel periodo.Il restauro cui è stata sottoposta , la tela raffigurante il vescovo di Nicotera mons. Eustachio Entreri, in precedenza rappresentato in età  avanzata ed in abito da cerimonia, ha restituito, invece, il Prelato dell’Ordine dei Frati Minimi, in abito monacale di colore marrone anzichè nero, ossia al tempo della sua nomina a vescovo di Seteria. L’opera, senz’altro, è stata eseguita a Roma  agli inizi del secolo XVIII al tempo in cui l’Entreri era alle dipendenze del Cardinale Annibale Albani. La perfetta esecuzione ed il pregevole impianto figurativo fanno di questo capolavoro un classico dell’arte romana di quel periodo. Anche il San Pietro con i suoi caratteri tipologici di chiara espressione barocca della prima metà del secolo XVII porta ad un valido artista napoletano di questo periodo. Anche il ritratto di mons. Laureana , vescovo eletto di Castellaneta, bibliotecario della Vaticana e cittadino nicoterese  testimonia una valida mano calabrese della prima metà del secolo XIX. Interessanti e pregevoli i mobili dell’arredo del  Palazzo Vescovile e della cattedrale, opera artigianale in legno di noce dei secoli XVIII e XIX.  

 
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