Storia - Museo Diocesano di Nicotera

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           Parlare e scrivere della e sulla nascita della Biblioteca Diocesana di Nicotera, come tutto ciò che è attinente al recupero, salvaguardia e valorizzazione dei Beni Culturali di Nicotera, non è semplice, tanto meno facile , in quanto il tutto lo si deve al solito Pagano, per cui  in questo fare memoria storica è naturale cadere nella agiografia del Personaggio. Purtroppo stando cosi le cose è un rischio che bisogna correre, se vogliamo avere una storia credibile. C’è da precisare, ancora che la nascita di questa Biblioteca si intreccia e si interseca con la nascita della Biblioteca Comunale[1] , entrambe volute  e portate avanti dal Pagano negli anni settanta del sec. XX. Alla luce di tutto ciò discutere sull’una o sull’altra è la stessa cosa. Si tratta di due istituzioni locali sorte praticamente dal nulla, grazie al disinteressato impegno largamente profuso per dotare la Città di Nicotera di strutture culturali di cui aveva urgenza e necessità. In tale contesto, come detto sopra, si è costretti per forza di cose a fare un certo “incensamento” del Personaggio in questione, il che  non è conforme alla sua natura tanto meno al suo modo di concepire le cose. Molti sanno che da sempre era impegnato, come volontario, nella salvaguardia, valorizzazione e fruizione degli stessi, per cui quanto si andrà a dire,rappresenta uno spaccato di vita vissuta che affonda le sue radici al tempo dell’Università e della Fuci in particolare della quale era presidente , appunto, negli anni sessanta del sec.XX. In tale contesto ebbe libertà di movimento nel Palazzo Vescovile di Nicotera, in quanto la sede del Circolo si trovava in un’ala dello stesso, motivo per cui ha avuto modo di visitare più volte i vari ambienti e le numerose sale di quell’antico e storico Palazzo. Purtroppo dell’arredo originario per un complesso di vicissitudini, molte cose erano scomparse unitamente a quasi tutta la Biblioteca  dei vescovi di Nicotera.L’arrivo del Pagano, ancora, in quel Palazzo e nella vita della chiesa locale, ebbe il merito di porre fine al dilagante saccheggio da parte dei benemeriti che frequentavano la Curia e la svendita sconsiderata ai tanti pseudo antiquari tarantini che hanno fatto incetta di tutto ciò che era ritenuto inutile. Ed in questo va visto ,anche e soprattutto ostracismo contro il Pagano da parte di tanti che si ritenevano padroni della chiesa. La biblioteca dei Vescovi, stando ad alcune notizie provenienti dai registri manoscritti tuttora esistenti nell’Archivio Storico Vescovile, iniziò la sua avventura sotto l’episcopato di mons. Ludovico Centofloreno nel 1650. Mons. Centofloreno che “regnò” un solo anno, era giureconsulto alla corte pontificia di quel tempo, al suo arrivo in Città, portò con sé un consistente bagaglio di libri che in seguito alla sua improvvisa morte rimasero in sede costituendo, appunto il primo nucleo della Biblioteca Episcopale. Di quel fondo esiste ancora l’inventario, ma non i volumi, analitico e completo. Successivamente la biblioteca andò ad ingrandirsi e potenziarsi sotto i successivi vescovi che fecero a gara per poterla valorizzare soprattutto sotto il Santo Vescovo mons. Eustachio Entreri (1737-1745) di San Pietro in Guarano dell’ordine dei frati Minimi di San Francesco di Paola, che era stato insegnante di Teologia, Filosofia e Morale all’Università di Torino su chiamata del Re Sabaudo; di quelle donazioni rimane l’inventario dei libri lasciati ma non i libri. L’ultimo vescovo che contribuì al suo potenziamento è stato mons. Michelangelo Franchini (1832-1854) che lascò alla sua morte metà della sua personale biblioteca. Successivamente altro potenziamento lo si deve al vescovo coadiutore benedettino mons. Luigi Vaccari(1873-1887). Sul finire del sec- XIX e nel corso della prima metà del sec. XX questa grande biblioteca subì un pauroso declino dovuto all’incameramento di metà biblioteca da parre del ginnasio comunale. La perdita maggiore, però, e la successiva dispersione è dovuta alla privatizzazione clericale, per cui uno sparuto di volumi è pervenuto fino a noi. Tra questi meritano menzione alcune edizioni rarissime della Summa Theologica, della Patrologia del Migne e di otto edizioni rarissime della Bibbia di cui una in aramaico, molti Codici musicali e tante cinque centine per lo più di soggetto sacro e cerimoniale in particolare. Questi volumi subito recuperati e messi al sicuro grazie alla predilezione verso di me del Vicario Generale della Diocesi mons. Belluomo costituirono il primo nucleo  della rinata Biblioteca Diocesana. Mons. Belluomo, onde consentirmi di lavorare indisturbato e senza che i sacerdoti della curia se ne accorgessero, mi lasciava, appenna se ne andava la porta di collegamento aperta e l’indomani di nascosto la richiudeva.Giornalmente avevo cura di informarlo sul lavoro svolto la sera prima. A distanza di anni, tutto ciò sembra un paradosso o addirittura una favola, purtroppo non è cosi, in quanto in quel tempo ed anche oggi si deve lottare con la invidia ed il pressapochismo di molti che pur si atteggiano e si definiscono uomini di grande cultura e difensori dei Beni Culturali. Se al suo posto ci fosse stato un altro ancora oggi non avremmo quel patrimonio culturale ecclesiastico che abbiamo. Per amore di verità dobbiamo dare unicuique suum.La Biblioteca, quindi, lentamente incominciava a prendere forma, volto e consistenza. Ero riuscito ad avere un consistente fondo antico grazie alla restituzione di molti volumi da parte di eredi di ecclesiastici ma mancava il contemporaneo, allora, molto richiesto dal mondo degli universitari per cui lanciai un appello all’intero episcopato italiano che rispose massicciamente raccogliendo ben trecentocinquanta volumi di vario argomento, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri che rispose inviando molti volumi ed a tutte le personalità culturali e politiche.Ormai la biblioteca  aveva imboccato la strada giusta per cui le donazioni incominciarono a piovere  molto copiosamente anche da parte dei locali ad incominciare degli stessi fucini. Ben presto la esistenza della biblioteca incominciò a farsi conoscere in città e nel vasto comprensorio e fece subito presa in alcuni ambienti locali che avevano avuto dei prelati in seno al Capitolo Cattedrale. Sono state queste famiglie che poco alla volta hanno restituito molti fondi librari già appartenuti alla biblioteca dei vescovi da come era possibile rilevare dai timbri apposti con la scritta “Ex libris  Michael Angeli Franchini episcopi.” Cosi piano ,piano ritornarono in sede moltissimi fondi per lo più di soggetto sacro, di grande importanza e di notevole fascino estetico data la pregevole rilegatura in pelle con impressioni d’oro. Il grosso pervenne negli anni ottanta del sec. XX in seguito alla chiusura del Convento dei Cappuccini di Nicotera. In quella occasione i frati erano pronti a trasferire a Catanzaro la biblioteca nicoterese, costituita da un frate di questua ,Fra Donato Marcello, che l’aveva  istituita chiedendo a tutti nel “nome di San Francesco” dei libri, per potenziare la biblioteca della curia provinciale, ma, ciò non avvenne in quanto della cosa informai subito il vescovo mons. Domenico Cortese[1] che intervenne subito presso i Cappuccini e fece si che non solo la iblioteca ma tutto il patrimonio dei Beni Culturali raccolto da quel Frate, che era morto prematuramente, rimanesse presso il Museo diocesano di Nicotera. Anche, qui, però, i Frati avevano di già trasferito molto materiale ed i volumi più importanti altrove. Con questo arrivo la biblioteca diocesana ha avuto un forte incremento in quanto si è trattato di un consistente numero di volumi antichi  di cui moltissimi erano provenienti  dalla biblioteca vescovile, da quella delle Suore Clarisse di Santa Chiara di Nicotera e di altre chiesa cittadine da come si evidenziava dalle scritte su di essi impresse. Pertanto il patrimonio librario ascese subito a settemila volumi anche se, come detto, i volumi più preziosi, tra cui l’intera collezione dei volumi inerenti alla storiografia calabrese ed in particolare quella nicoterese erano stati di già trasferiti altrove. Negli anni successivi altre donazioni ed altre restituzioni da me continuamente chieste per cui posso affermare che la perdita subita dalla biblioteca  originaria è stata oltremodo circoscritta a quella parte incamerata dalla Stato Italiano e data in proprietà al Ginnasio Comunale della Città. Oggi grazie al forte impegno profuso dal vescovo Cortese che ha donato duecento volumi ha raggiunto circa undicimila cinquecento volumi e ventidue testate di giornali e riviste. Data la particolarità dell’Istituzione  è stata data una connotazione di specializzazione artistica. Ed essendo attigua al Museo diocesano, alla Pinacoteca Vescovile ed all’Archivio Storico vescovile ha una sua funzione ed un suo ruolo nel territorio e nel comprensorio essendo frequentata dal mondo universitario facente capo alle Università Calabresi tra cui la Facoltà di Architettura di Reggio Calabria, in quanto ad essa fa da supporto l’Archivio Storico Vescovile.

 
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